Affido Condiviso - Aggiornamento
Ecco come la Sinistra intende le Pari Opportunità
Ultimi colpi di coda di una sinistra irriducibile.
Dopo lustri di politica indirizzata a distruggere la famiglia e la paternità, la Sinistra non si smentisce e ricorre agli emendamenti più assurdi per ostacolare la nuova legge sull'Affido Condiviso dei figli in discussione da tre anni alla Commissione Giustizia, e ormai prossima alla votazione in Parlamento
Nell'ultima seduta della Commissione (15 settembre), Beatrice Maria MAGNOLFI (DS) e Maura COSSUTTA (Comunisti Italiani) hanno presentato due identici emendamenti per sopprimere la norma transitoria che prevede l'applicazione della legge in esame (su richiesta degli interessati da presentare al tribunale) anche alle separazioni già decise con sentenza irrevocabile.
La Magnolfi giustifica la sua richiesta col fatto che tale noma transitoria creerebbe in primo luogo un potenziale vertiginoso aumento delle cause pendenti dinanzi ai tribunali. Il che smentisce lo storico predicato femminista secondo cui i padri non affidatari se ne fregano dei figli.
In secondo luogo considera che modificare situazioni già consolidatesi nel tempo con una normativa così innovativa, potrebbe creare incertezza ed instabilità nella vita dei minori. E minaccia, in caso contrario, di ripresentare l'emendamento in Aula quando la nuova legge approderà per la votazione assembleare.
In pratica, secondo il volere delle due deputate, chi è già separato o divorziato si tiene quello che ha: chi ha dato ha dato e chi ha avuto ha avuto!
Non potendo sostenere i vergognosi privilegi che l'affido monogenitoriale comporta per le madri affidatarie - le proteste dei padri non lo consentono più - il "branco rosa" si adopera per garantire almeno quelli già acquisiti. I voti - penosamente scarsi nelle ultime tornate elettorali, altro che quote del 30% - bisogna guadagnarseli, che diamine!
E i figli già "separati"? Che si accontentino di un solo genitore! Mica possiamo creargli incertezze e instabilità restituendo loro il maltolto. E soprattutto: mica possiamo creare incertezze e instabilità alle genitrici affidatarie - ormai assuefatte all'assegno di mantenimento ed al totale arbitrio - solo per restituire un padre dignitoso ai loro figli!
Cosicché la BIGENITORIALITA' sarebbe garantita solo ai prossimi figli del divorzio, mentre un esercito di minori continuerebbe a crescere privo di quell'impronta paterna di cui è così orfana la nostra società.
Altro che PARI OPPORTUNITA'. Questa è una discriminazione in danno dei minori, ed una palese violazione della Costituzione!
Dopo le roboanti campagne in favore dell'infanzia che ci ha propinato per circa un decennio, la sinistra rivela alla prova dei fatti quale sia il reale interesse per i diritti dei bambini.
Ma non basta.
La deputata Magnolfi raccomanda l'approvazione di un emendamento della collega Marcella LUCIDI (DS) che intende eliminare dal testo in esame la sanzione pecuniaria per grave inadempienza da parte di uno dei coniugi. A tal proposito rileva infatti l'inopportunità di punire un comportamento certamente sanzionabile da un punto di vista etico con una multa.
Giusto: severe sanzioni vanno applicate solo al genitore inadempiente sul fronte dei quattrini.
Proviamo ad indovinare quale dei due, vista la consolidata abitudine giurisprudenziale di accollare l'onere del mantenimento esclusivamente al marito/padre. La moglie/madre è quasi sempre esonerata da tale incombenza, ci mancherebbe!
Dunque: la tiritera contro i padri che non pagano l'assegno di mantenimento è da due legislature il somaro di battaglia cavalcato dalla sinistra. L'inasprimento delle relative sanzioni - già previste dal codice penale - è l'unica novità legislativa di rilievo che ha saputo proporre in materia di affidamento prole.
I padri - ancorché ridotti in mutande, come recitava un cartello di protesta - paghino e tacciano!
I ribelli che osano sottrarsi per ben tre mensilità all'esclusivo ruolo di bancomat loro assegnato filino dritti in galera, per almeno un anno!
Ma le sanzioni pecuniarie alle madri ostacolanti, quelle no.
Ogni anno centinaia di madri sopprimono i loro figli nei modi più disparati: dal cassonetto dell'immondizia al cestello della lavatrice, dal sacchetto di plastica al coltello, dall'immersione nella vasca da bagno al lancio dalla finestra, e via raccapricciando. Circolano perlopiù indisturbate e libere di mettere al mondo altri figli.
Perché dunque multare le madri quando sottraggono i figli al padre, o li utilizzano come carta di credito e strumento di rivalsa? Sarà pure un comportamento sanzionabile, ma solo eticamente: che nessuno si azzardi a tipizzarlo in una nuova legge! A cosa servono decenni di lotta femminista se non a riconoscere e garantire alle donne il primato esclusivo sulla produzione, possesso e gestione dei figli? Ne facciano quindi l'uso che vogliono!
E portino pazienza quelle madri separate dai figli dopo essere incappate nella rete dei Servizi Sociali e Tribunali Minorili. Colpevoli o meno delle nefandezze loro addebitate, si sono trovate evidentemente dalla parte sbagliata nel momento sbagliato. Il potere e l'interesse che muove quella macchina istituzionale denominata "Tutela dei Minori" riesce talora a stritolare anche le certezze materne.
Gli emendamenti in questione sono stati comunque bocciati.
Rammentiamo bene il programma politico dell'Ulivo di Rutelli durante la campagna elettorale del 2001, condensato in un comodo libretto rosso. A pagina 39 si legge testualmente: "La corresponsione di alimenti e l'affido dei figli provocano spesso un inasprimento dei conflitti tra i coniugi. Occorrono quindi regole più chiare ed equilibrate, che pongano al centro i diritti dei figli e sanciscano con rigore le responsabilità dei genitori, garantendone il rispetto anche attraverso sanzioni."
Abbiamo visto la sua realizzazione pratica: una proposta di legge finta presentata dall'On. Lucidi per contrastare la riforma vera, ed una valanga di emendamenti del suo schieramento per ostacolare l'iter parlamentare e smantellare la discreta sintesi che il relatore Maurizio PANIZ (FI) ha fatto delle proposte avanzate dalle Associazioni di Genitori..
In nome delle Pari Opportunità e dei Diritti dell'Infanzia che tutto cambi, purché nulla cambi!
Ci ricorderemo bene anche di questo. Soprattutto nelle cabine elettorali.
Nel frattempo, per superare la citata disputa sulla norma transitoria e le sanzioni pecuniarie, sollecitiamo il relatore Paniz a presentare un maxi-emendamento, non appena il testo sull'Affido Condiviso approderà in Aula, che introduca la
PATENTE GENITORIALE A PUNTI
con un funzionamento simile alla patente di guida.
Ovvero ogni violazione degli accordi e/o disposizioni del giudice, qualunque comportamento ostativo, strumentalizzazione del figlio, discredito ed alienazione dell'altro genitore comporta la riduzione dell'idoneità all'affido per un determinato punteggio, fino all'azzeramento del montante iniziale. A quel punto l'affidamento della prole passa automaticamente all'altro genitore idoneo.
Nel giro di un anno la maggior parte dei figli già "separati" da un genitore cambierebbe domicilio.
Un metodo agile, veloce, economico e salutare per risolvere i problemi derivanti dalla conflittualità.
Ed altrettanto efficace per prevenirla.
I Bambini ringrazieranno.
Elvia Ficarra
Responsabile Osservatorio Famiglie Separate - GESEF Roma, 29 settembre 2004