Milano, il governo dopo gli esposti dei genitori accusati di abusi e scagionati. Il presidente del Tribunale dei minori: siamo tranquilli
"Orfani per legge, bisogna trovare i responsabili"
Parla Michele Vietti, sottosegretario alla Giustizia. "E’ uno scandalo. Mandare gli ispettori? Decide il ministro"
MILANO - Un caso può starci, magari anche tre, cinque. Ma quando le denunce, gli esposti, le segnalazioni sui bambini tolti alle famiglie dal tribunale dei minori si moltiplicano come sta accadendo ormai da tempo, a quanto pare specialmente a Milano, allora "non si può più rinviare un accertamento puntuale delle responsabilitá". È questa la presa di posizione del sottosegretario alla giustizia Michele Vietti dopo la divulgazione, sempre più insistente, dei casi di presunta "malagiustizia" in materia di bambini sottratti alle famiglia d’origine. Casi che nascono dalle situazioni più varie: a volte da processi penali per abusi, in cui i piccoli restano lontani dalle famiglie - come è successo - anche dopo l’assoluzione dei presunti genitori violenti; a volte persino da segnalazioni "spontanee", come quelle di genitori in difficoltà che, dopo essersi rivolti ad assistenti sociali in cerca di aiuto, si sono visti togliere i figli per mancanza di "capacità genitoriale". Situazioni diverse una dall’altra, in cui è spesso difficile capire se l’allontanamento di un bambino dalla sua famiglia è davvero l’unica, estrema e inevitabile, soluzione possibile "per il suo bene". Resta il fatto che le denunce di certi eccessi in questo senso, a Milano, sono in continuo aumento. E se quelle denunce dovessero risultare fondate, dice ora Vietti, occorrerà un "intervento sanzionatorio". È l’annuncio di una ispezione formale? Ancora no, precisa il sottosegretario: "A prendere questa decisione può essere solo il ministro". Ma chi gli è vicino assicura che lo stesso Vietti e il ministro Castelli hanno già discusso della questione e l’invio di una pattuglia di ispettori a Milano potrebbe essere più vicina di quanto non si pensi. "Una eventualità - risponde il presidente del tribunale dei minori milanese, Livia Pomodoro - di fronte alla quale siamo assolutamente tranquilli: tutti i nostri provvedimenti sono motivati e il nostro lavoro è sempre stato assolutamente trasparente".
Le chiavi di lettura del problema dei figli "orfani per legge", come è stato chiamato, sono molteplici anche da parte degli addetti ai lavori. Il pm milanese Tiziana Siciliano, cui si deve la recente assoluzione di un padre che altri avevano ingiustamente accusato (e a cui da quel giorno in poi si sono rivolte decine di genitori in situazioni a loro dire analoghe) ne fa soprattutto una questione di procedura: "Nei processi che coinvolgono minori vengono spesso accettate come "normali" procedure che nella giustizia penale ordinaria verrebbero ritenute aberranti".
"Non è solo un problema di norme", replica Vietti, "ma anche di prudenza nella valutazione dei giudici: a monte c’è il pregiudizio ideologico che considera lo Stato come qualcosa di comunque migliore rispetto alla famiglia", e il timore è che in certi contesti possa crearsi un "circuito perverso tra genitori incriminati per abusi sessuali, minori sottratti alle famiglie, istituti affidatari e periti, che dá vita a procedimenti di cui oltre allo scandalo non resta in piedi nulla".
Paolo Foschini
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Biondani Paolo |
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MILANO - Una bambina di cinque anni "sequestrata" ai genitori per colpa di un' inchiesta che ufficialmente non esiste. Lo strano caso di questa indagine-fantasma può sembrare ai limiti della legge, ma secondo autorevoli avvocati e magistrati milanesi "è semplicemente la logica conseguenza di certe procedure d' urgenza ammesse dal Tribunale dei minori". La prima vittima di questa vicenda giudiziaria è una bambina milanese di cinque anni. Il 9 maggio scorso i suoi genitori, entrambi impiegati, han no dovuto obbedire a un ordine di "allontanamento coatto" della bambina. Nel verbale, lo psicologo del Comune attesta che papà e mamma "hanno accolto il decreto con grande incredulità", mentre il loro primogenito, che ha 12 anni, "si mostrava interde tto: scoppiando a piangere, come poi la sorellina, continuava a chiedere: perché?". Quel giorno, per la prima volta, i due genitori hanno saputo che due settimane prima il Tribunale dei minori aveva esaminato, nel segreto della camera di consiglio, l a relazione negativa di un' assistente sociale: la loro bambina, alla scuola materna, avrebbe "manifestato comportamenti seduttivi ed erotizzanti". Di qui la decisione di mandarla "d' urgenza" in orfanotrofio, con divieto di vedere il padre: "Un prov vedimento - protesta l' avvocato Floriana Maris - adottato senza alcuna istruttoria, senza sentire i genitori né i loro difensori e nemmeno la bimba al centro del caso". Nel fascicolo giudiziario, c' è solo la segnalazione dell' educatrice, che denun cia "atteggiamenti troppo affettuosi": all' asilo la piccola "è solita sbaciucchiare i compagni" e "per tre o quattro volte" ha addirittura "mostrato interesse per la zona genitale di una bambola". L' avvocato Maris, sospettando che tutto si spieghi con un' indagine sul papà per sospetta pedofilia, presenta già il 14 maggio al procuratore aggiunto Nicola Cerrato le controprove a difesa: dalla relazione della pediatra ("Ho visitato la bambina senza riscontare alcun segno fisico di abuso sessuale" ) alla perizia innocentista di una psicologa giudiziaria ("Normali manifestazioni della sessualità infantile"). Per riportare la figlia a casa, i genitori ricorrono alla corte d' appello, che però decide di non decidere: l' impugnazione viene dichiar ata "inammissibile", perché il provvedimento del tribunale, in quanto "provvisorio", non può essere contestato. La bambina resta quindi rinchiusa in un istituto religioso: la direttrice annota che "quando la madre è assente per lavoro, la piccola fin dalle prime ore del mattino si lascia andare a pianti convulsi e a dirotto. I tentativi di calmarla danno buon esito solo per breve tempo". Il 9 luglio, finalmente, una perquisizione a casa dei genitori conferma che effettivamente l' inchiesta c' è. L' indagine però è intestata "contro ignoti": padre e madre, insomma, hanno perso la potestà di genitori senza essere neppure indagati. Il blitz, ordinato dal pm Piero Forno, si chiude peraltro con un verbale favorevole alla difesa ("Risultato della perquisizione: negativo"). A questo punto l' avvocato Maris torna a chiedere al Tribunale dei minori di restituire la bambina ai genitori. Il 16 luglio i giudici prendono una decisione di compromesso: la bimba deve restare "affidata al Comune e sott o osservazione", ma di fatto può tornare a vivere con papà e mamma, che pure restano teoricamente privi della potestà. Anche questo verdetto però è segreto. E per eseguirlo non c' è fretta: la bambina ha potuto tornare a casa (e riabbracciare il papà fino ad allora "vietato") soltanto venerdì scorso, dopo tre mesi di "sequestro giudiziario". Nel frattempo il fascicolo si è arricchito di una perizia difensiva firmata da un esperto di fiducia del tribunale, lo psicologo Renato Voltolin: "Purtroppo mi sento in dovere di dire che questa famiglia è incappata in quello che definirei "l' impaludamento dell' abuso infantile: una situazione che in psicanalisi è nota da cent' anni ed è stata fraintesa per incompetenza, frettolosità e mancanza di espe rienza clinica. Una situazione da "caccia all' untore" che porta a ipotesi di abuso che non hanno alcun fondamento. Il danno psicologico patito dalla bambina va addebitato a queste incompetenze. E' urgente porre fine alla violenza psicologica che que sta famiglia sta subendo da tre mesi".
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P. B. |
mercoledi, 08 agosto 2001 |
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FAMIGLIA FIGLI |
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"I nostri figli ora sono orfani per legge" |
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Milano, raffica di esposti ai pm. "Imputati ingiustamente di abusi, ma ci hanno tolto i bambini" |
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Biondani Paolo |
"I nostri figli ora sono orfani per legge" Milano, raffica di esposti ai pm. "Imputati ingiustamente di abusi, ma ci hanno tolto i bambini" MILANO - "Rendo pubblica la mia vicenda perché possa far riflettere magistrati e psicologi, aiutare chi non ha voce, rendere onore a quei bambini sfortunati che per colpa della "giustizia" hanno avuto genitori ingiustamente accusati". Inizia così una delle tante lettere-esposto spedite in questi mesi a un gruppo di pubblici ministeri e giudici milanesi: denu nce indirizzate a magistrati che hanno censurato pubblicamente i più affermati metodi d' indagine sul delicatissimo problema degli abusi in famiglia. LE LETTERE - L' intera serie di segnalazioni era partita dal caso di Marino V., un tassista milanese scagionato dall' accusa di avere violentato la figlioletta: assoluzione chiesta dallo stesso pm d' udienza, Tiziana Siciliano, con una "controrequisitoria" molto critica verso lo staff investigativo del collega Pietro Forno. Oggi si contano a decine i casi di bambini diventati "orfani per legge". IL TRIBUNALE - Le denunce investono anche il tribunale dei minori. "Caro signor procuratore - scrive Antonio M., 35 anni, che si riconosce nel tassista - anch' io sono passato per le grinfie di quello psicologo, M. B., che mi accusava di avere violentato mio figlio! Dopo dodici mesi atroci, il mio caso è stato archiviato nel ' 98. Eppure non riesco a tutt' oggi a vedere mio figlio in maniera normale". I RAMBO IN DIVISA - Anche Corrado L. allega la sua assoluzione, ma non dimentica "i cinque Rambo in divisa che hanno perquisito la mia casa e interrogato a scuola le mie due figlie". E conclude: "Perché infierire per quattro anni su due bambine e sul padre per poi archiviare tutto? Chi ci rimbor serà dei danni, delle spese legali, del tempo rubato, delle notti insonni, di tutte le sofferenze e umiliazioni inflitteci?". UN INCUBO - Altri esposti contestano il "sistema da incubo" che trasforma i bambini in testimoni d' accusa. "Sono stato asso lto nel 1999 - denuncia Massimo D. P. - dall' accusa, ricevuta nel 1994, di avere violentato mia figlia di appena due anni! Come ha dimostrato il mio processo, il punto è la "costruzione" della figura di bambina abusata. Primo: separazione tra me e m ia moglie. Secondo: la mamma chiama la psicologa M. M., che deduce da disegnini la pretesa violenza, senza avermi mai visto. Terzo: la ginecologa C. M. indica la solita "compatibilità generica" con l' abuso. Quarto: la bambina viene portata alla poli zia per denunciarmi. Quinto: il pm Forno, senza interrogarmi né informarmi, riesce a privarmi della potestà. Il processo finisce a Roma. E qui, dopo 5 anni sono stato assolto perché il fatto non sussiste. Ma intanto...". I CARABINIERI A SCUOLA - Non mancano inchieste sbagliate che continuano a produrre effetti legali. Tra i casi-limite, quello di un' invalida milanese inquisita nel ' 97 per "violenze sessuali" sul figlioletto. Assolta dopo un un anno di arresti domiciliari, la madre innocente no n potrà più vedere il suo bambino, perché il tribunale dei minori l' ha ormai dato in adozione. Che il caso non sia isolato lo conferma un' altra lettera-esposto: "Nel ' 93 - scrivono due coniugi milanesi - una nostra cuginetta ha denunciato suo fratello per violenza. Poi, in istituto, ha accusato anche l' altro fratello, il padre, la madre, un cugino e infine il sottoscritto Salvatore L. Nel ' 95 il tribunale dei minori ha allontanato anche nostra figlia, in modo disumano: è stata prelevata a s cuola dai carabinieri. Da allora la nostra bambina ha perso tutto: mamma, papà, fratellino, zii, nonni e amici. Nel ' 96 sono stato arrestato per violenza sessuale. Dopo due anni e mezzo di carcere, la Corte d'appello mi ha assolto perché il fatto non sussiste. Ma intanto il tribunale dei minori ha dichiarato mia figlia "adottabile". Ora chiediamo giustizia".
Paolo Biondani