Settembre
2003 - Sentenza di Cassazione n.37019.
Non commette reato di maltrattamenti in famiglia il padre che fa
scenate - con tanto di strilli, insulti e talvolta pure un paio di
schiaffi - alla figlia maggiorenne ,
colpevole di rientrare a casa a notte fonda e di rimanere insensibile al
rispetto di qualunque regola di vita indicatale dal genitori. "Il fatto non sussiste".
In
questo modo un padre di Noto, Giuseppe C. si è visto ribaltare una condanna di
otto mesi inflittagli dal Tribunale di Siracusa e confermata in appello dai
Giudici di Catania.
Denunciata
inizialmente dalla figlia Patrizia, si è rivolto alla Corte di Cassazione
convinto delle sue ragioni. E così è stato.
C'è
scritto nella sentenza: "la conflittualità tra il pervenuto e la figlia Patrizia
aveva trovato probabilmente la sua genesi nella condotta non proprio esemplare
della ragazza, insensibile al rispetto di qualunque regola di vita
indicatale dal padre, arrogantemente
determinata a difendere una qualsiasi propria scelta, anche se discutibile , il
che aveva indotto quest'ultimo , in più occasioni e ciclicamente, ad avere
reazioni non sempre ben controllate e forse poco autorevoli".
Si
aggiunge inoltre: ogni qualvolta un padre alza le mani commette maltrattamenti
ma per realizzare questo reato serve " una condotta abituale, proiettata
ad imporre al soggetto un regime di vita vessatorio e non fatti episodici".
Contro
la versione di Giuseppe, si era espresso contro il Procuratore Generale di
Cassazione Anna De Sandro, che aveva chiesto, senza successo, la conferma del
verdetto di condanna.